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Per quelli come noi che ci speravano dal primo giorno, la crisi vera di questo governo è una manna dal cielo. Una luna di miele durata oggettivamente troppo; un matrimonio forzato tra due partiti opposti andato avanti per lungo, troppo tempo; una serie di provvedimenti adottati che gridano vendetta. Ma stavolta è finita, finita davvero.

Matteo Salvini in un comizio – tour 2019

Il tour delle spiagge di Matteo Salvini ha portato con se quell’inaspettato colpo di reni da parte di colui che, dobbiamo sì ricordarlo, ha tradito più di un anno fa gli elettori che lo hanno votato nel centrodestra, andando rovinosamente ad accasarsi con i “compagni”, veri, del Movimento 5 Stelle. Ma ora questo scenario fa parte del passato. Siamo tutti disposti ad archiviarlo, un po’ come successo per il Nazzareno di Forza Italia. Ognuno porta con se le sue scorie. Ma la Lega, e soprattutto Matteo Salvini, escono decisamente rafforzati da questo anno e mezzo, con la grande complicità di un Movimento, quello di Grillo, che si è dimostrato incapace di governare e soprattutto ha fatto i conti con l’irrealizzabilità delle loro proposte da minoranza, dimenticandosi argomenti e ideali di quando erano semplici urlatori preparati su tutto ed avevano ricette facili per cambiare l’Italia.

Ed invece no. La sbarra si è abbassata, Matteo Salvini ha bloccato la strada, tortuosa, di questo governo litigioso.  D’altronde c’era da aspettarselo. A noi questa strana alleanza di governo sembrava per un momento fosse “apparecchiata”. Perchè se è vero che Salvini ha tradito la coalizione, è anche vero che sembrava fatto apposta lo schema con cui è stato ridimensionato il M5S nel giro di un anno, una cosa studiata a tavolino quasi… Il Movimento però ci ha messo del suo, portando alla luce moltissime contraddizioni a cui nessuno è riuscito a dare una spiegazione, ad esempio:

  • lo streaming: prima le consultazioni le facevano in diretta facebook, ora sembrano essere totalmente scomparse non solo dall’attività politica, ma proprio dal vocabolario grillino;
  • le apparizioni televisive: prima quasi vietate, oggi sono all’ordine del giorno;
  • I “no” alla Tap e alla Tav diventati “sì” nonostante il ministro di competenza fosse pentastellato (Danilo Toninelli);
  • la rotazione dei capigruppo nei due rami del parlamento: una volta maggioranza questo vecchio costume è stato abbandonato;
  • il divieto di fare alleanze con altri partiti: quella con la Lega per creare il governo è forse l’alleanza più grave che si potesse fare;
  • la battaglia per l’uscita dall’euro: totalmente abbandonata sul campo di battaglia, e anche senza combattere;
  • la lottizzazione della RAI: eseguita in perfetto stile prima repubblica senza battere ciglio (cosa è cambiato oggi rispetto a 20 anni fa?);
  • spazio ai meet up, organismi base del partito letteralmente inascoltati e ormai quasi cancellati;
  • il “no” ai condoni. Ne hanno invece approvati due: uno fiscale (chiamato pace fiscale) ed uno edilizio (Ischia).

Alessandro Di Battista sarà in campo nelle prossime elezioni?

Tutte queste cose hanno portato il partito di Casaleggio ad essere potenzialmente il terzo partito d’Italia (superato anche dal PD). Pensavano forse che i loro elettori avessero l’anello al naso? Per quanto ci riguarda gli elettori del Movimento 5 Stelle sono mediamente superiori alla media dei parlamentari di questa legislatura.  Cosa rimane quindi ai grillini di questa esperienza? Rimane il timido voto dei pasdaran, il voto dello zoccolo duro, ancora disposto a credere in un miracolo (Di Battista?). Purtroppo, per loro, è finita. Si torna a fare opposizione. Ci sarà da capire come e quando. Ma questo è un altro tema.

Da oggi auspichiamo due cose: si torni a votare con uno schema di alleanze preciso, non divisibile. Si torni a votare presto.