Gli scienziati italiani VS Greta. La verità sul clima e l’inquinamento

Greta Thunberg ha ottenuto un grande risultato: portare al centro del dibattito la parola green.

Non è una cosa da poco, perché l’ambiente, la vita, la natura che ci circonda sono elementi per cui varrebbe la pena fare una guerra pur di difenderli e preservarli. Abbiamo tutti, nessuno escluso, il dovere di lasciare ai nostri figli una Terra uguale o migliore di quella che abbiamo trovato, che sicuramente dalla prima rivoluzione industriale in poi è andata degradando sulla spinta di una industrializzazione estrema e velocissima.

Detto questo il fenomeno Greta è esondato, facendo danni alla mission nobile da cui era partita e per cui sarebbe potuta diventare la paladina di tutti. Ci si è messa di mezzo la politica ed i fili della ragazzina fenomeno si sono mossi secondo uno schema ben preciso, contro qualcuno, e precisamente contro ciò che rappresenta la cultura occidentale: gli Stati Uniti d’America di Donald Trump. E così la battaglia ambientale si è trasformata in una palese ossessione verso “il cattivo”, verso “l’inquinatore” finendo per mischiare capre e cavoli di fronte al mondo intero. Nello specifico le capre sono i cambiamenti climatici mentre i cavoli sono gli inquinamenti ambientali. Questi due fenomeni sono correlati?

Cambiamento climatico ed inquinamento sono due cose completamente diverse. Legarli rimanda la soluzione. Le attività umane incidono a un livello del 5% sul cambiamento climatico, il 95% dipende invece da fenomeni naturali legati al sole. Attribuire alle attività umane il surriscaldamento globale è senza fondamento scientifico.

Queste sono state le parole scritte dal Prof. Antonino Zichichi, fisico delle particelle e divulgatore scientifico su Il Giornale, in una lettera aperta indirizzata alla ragazzina. Zichichi non è nuovo a questo genere di tesi; pochi anni fa a Il Mattino aveva dichiarato che il riscaldamento globale “è la più grande bufala di tutti i tempi” ed attribuirlo all’uomo è “puro inquinamento culturale“.

Zichichi non è solo. Recentemente un team di studiosi italiani (8 per la precisione) ha redatto un documento (Petizione sul Riscaldamento Globale Antropico) che contesta pienamente l’allarme sul cambiamento climatico legato alle attività umane. Documento che è stato firmato prima da duecento scienziati (tra cui lo stesso Zichichi) e poi, dopo la traduzione in inglese, ha raggiunto le cinquecento firme di studiosi da tutto il mondo. Di questo documento si discuterà ad Oslo il 18 e 19 ottobre.

Ovviamente appena il documento ha iniziato ad avere pubblicità, almeno in Italia, in maniera direttamente proporzionale è partita la guerra a tutti i firmatari. Attacchi dal mondo accademico sostenuti da alcuni giornali si sono subito moltiplicati. Alcuni hanno iniziato ad apostrofare la Petizione col termine “negazionismo“. È iniziata una vera battaglia di comunicazione con da un lato una bambina, mossa da qualche forte potere economico e politico, e dall’altro la scienza che prova a farsi largo nella studiata viralità Gretiana.

Per fortuna al mondo ci sono gli scienziati, i Premi Nobel, persone che hanno dedicato la vita al sapere. Uno di questi è il Prof. Carlo Rubia, diventato famoso in queste ore con il video estrapolato da un’audizione in Senato del 2014. Così attuale il suo discorso che sembra la migliore risposta ai cavoli e capre di Greta:

In pratica il professore ci spiega che, al contrario di quanto afferma la giovane frontman del movimento ambientalista antiamericanista, da venti anni a questa parte la temperatura della terra non è cresciuta, ma è scesa. Ci racconta che la temperatura al tempo degli antichi romani era addirittura superiore a quella attuale. Ci specifica soprattutto che l’unica nazione al mondo (nel 2014) capace di arrestare la crescita di emissioni di CO2 sono gli Stati Uniti d’America.

Di fronte a questo bivio abbiamo da scegliere tra due strade. Quella di un Premio Nobel, scienziato conclamato e quella di una bambina che neanche va a scuola.

Noi la scelta l’abbiamo fatta, e continueremo a farla finché, almeno, non vedremo questa fanciulla a Nuova Delhi o Piazza Tienanmen. Luoghi che rappresentano gli Stati più inquinanti, descritti da molti come vere fogne a cielo aperto

Ne avrà il coraggio oppure continuerà con la personale battaglia contro gli Stati Uniti d’America?