Conte tassa gli esercenti per scongiurare aumento IVA.

Il nuovo Governo Conte atto II inizia nel peggiore dei modi, ovvero sotto la grande pressione europea per un Def che farà tremare le gambe a molti italiani. Alcuni di loro hanno già iniziato e sono i lavoratori autonomi finiti sotto la lente di ingrandimento per l’evasione fiscale. Ebbene sì, il governo Conte II vuole scongiurare l’aumento dell’Iva recuperando risorse dall’evasione dei piccoli imprenditori locali. E lo fa con un’azione quantomeno bizzarra: disincentivando il contante.

Precisiamo subito che non siamo contrari all’utilizzo del bancomat: non avremmo problemi ad usarlo anche per pagare un caffè; ma quello che ci preoccupa è che il governo non ha minimamente considerato un gravissimo problema: quello delle commissioni e dei Pos per le transazioni. Un po’ di numeri:

  1. Il Pos è lo strumento che permette agli esercenti di effettuare i pagamenti con carte elettroniche ed ha un costo di installazione che viene fatta a domicilio da un tecnico.
  2. Il Pos ha un canone mensile per il comodato d’uso.
  3. Ci sono poi i costi fissi a transazione. Questo dipende dai singoli istituti bancari ma il costo non supera a transazione i 10 centesimi (che comunque per un caffè equivale al 10%).
  4. Poi c’è la percentuale sulla transazione, ovvero la commissione che il commerciante paga sul valore transato. I valori dipendono dal circuito della carta (Visa, American Express, Diners) e dalla tipologia (debito, credito, business, etc)
  5. Secondo l’osservatorio di Assofin ad oggi i pagamenti con carta di credito rappresentano circa il 35% della spesa delle famiglie. Siamo al 24esimo posto in Europa (su 28 Stati).
  6. In Italia il contante in circolo rappresenta l’11,6% del Pil (in Germania per intenderci è al 9,4%).

Questi dati compongono il quadro in cui si muove una singola strisciata. Per fortuna che la Cgia di Mestre ancora una volta è intervenuta a difesa di coloro che vengono considerati ladri a prescindere: i lavoratori autonomi. Ci teniamo anche noi a chiarire un concetto: un esercente non è un furbetto a prescindere, anzi. A prescindere è soltanto vessato da una tassazione infame al limite dello strozzinaggio se si considera che alcuni studi la danno al 70%.

La Cgia di Mestre propone che all’incentivazione della moneta elettronica corrisponda uno sgravio di tasse per chi vende il prodotto.

Se il governo riuscirà a imporre l’azzeramento dei costi di commissione, almeno per i pagamenti fino a 30 euro, siamo certi che i micro imprenditori non potranno che agevolare le transazioni con la moneta elettronica.

I costi per mantenere il servizio Pos sono tra i più alti in Europa, e se dovessero rimanere così sarebbe chiara la volontà del governo di aumentare ancora di più la tassazione per i lavoratori in proprio.

E’ tutto veramente strano perchè si pensa a come incentivare l’utilizzo di questo strumento cercando soluzioni per chi arriva al banco della vendita e non si pensa minimamente a tutelare chi sta dietro la cassa.

Rimborso del 2% delle transazioni effettuate con sistema cashback, condizionare le detrazioni irpef al pagamento di beni e servizi attraverso sistemi tracciabili, modulare le aliquote iva a seconda che si paghi in contanti o con carta. Ecco le soluzioni in fase di studio dal governo per gli acquirenti a fronte di zero soluzioni per gli esercenti. Come al solito lasciati soli dalle istituzioni.

Poi si lamentano dell’evasione…