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La Sea Watch 3 è ancora lì parcheggiata al molo di Lampedusa. Il capitano della nave, Carola Rackete, dopo aver speronato la motovedetta della guardia di finanza, mettendo a rischio la vita degli agenti dell’equipaggio, è stata condotta agli arresti. Ma è durato veramente poco: dopo poche ore è tornata in libertà.

Carola Rackete Sea Watch 3 in arresto

Nessun atto di convalida da parte del giudice delle indagini preliminari di Agrigento (Alessandra Vella) che, come riporta Repubblica

…ha escluso il reato di resistenza e violenza a nave da guerra e ritenuto che il reato di resistenza a pubblico ufficiale non debba essere contestato a Rackete per via di una scriminante, cioè l’adempimento di un dovere…

Siamo delusi, come quei titolari di una gioielleria che denunciano un furto e nonostante le prove delle telecamere il malvivente il giorno dopo torna in libertà. Come quelle ragazze violentate il cui aguzzino dopo pochi mesi se lo ritrovano di nuovo in giro, magari sotto casa. Ci sentiamo presi in giro, violentati, spogliati della nostra dignità di italiani. Da questa vicenda ne usciamo malconci, maltrattati.
A questo sentimento decisamente negativo si aggiungono tutta una serie di dichiarazioni dell’ultimo minuto che fanno alzare la febbre sociale sul tema Sea Watch. Dichiarazioni che tracciano un solco ideologico netto e portano, quantomeno a noi, e senza il minimo sforzo, a schierarci dalla parte di chi chiede giustizia e severità.

Carola Rackete Sea Watch 3

Tra coloro che si sperticano le mani per plaudire la scelta del Gip, oltre la maggior parti dei parlamentari del Pd, c’è l’Anpi, l’associazione dei partigiani italiani, per voce del suo presidente

Ho accolto con gioia la notizia del provvedimento del Gip di Agrigento che restituisce la libertà a Carola Rackete. Una decisione che conferisce alta dignità e imprescindibilità al lavoro di tante donne e uomini guidati esclusivamente dalla bussola dei diritti e del rispetto della vita umana

Alla fiera delle banalità, non poteva non partecipare Giuliana Sgrena:

Sono felice perché il Gip ha riconosciuto che Carola ha agito per un diritto dei profughi ad essere sbarcati e non rimanere isolati su una nave. È un segno di civiltà per il nostro Paese significa che abbiamo ancora qualche organismo che riconosce la legge del mare. È una posizione di civiltà contro l’inciviltà. Spero che Carola possa tornare presto in mare con la Sea Watch.

Il tema è però Matteo Salvini. Il Ministro dell’interno ha pesantemente, ma anche giustamente, contestato la decisione del Gip. Scatenando tutto questo chiacchiericcio da salotto buonista.

Per la magistratura italiana ignorare le leggi e speronare una motovedetta della Guardia di Finanza non sono motivi sufficienti per andare in galera. Nessun problema: per la comandante criminale Carola Rackete è pronto un provvedimento per rispedirla nel suo Paese perché pericolosa per la sicurezza nazionale

Ma non è tutto

Non ho parole. Cosa bisogna fare per finire in galera in Italia? Mi vergogno di chi permette che in questo paese arriva il primo delinquente dall’estero e disubbidisce alle leggi e mette a rischio la vita dei militari che fanno il loro lavoro. Se stasera una pattuglia intima l’alt su una strada italiana chiunque è tenuto a tirare diritto e speronare un’auto della polizia. Pessimo segnale signor giudice

E in effetti un segnale di serietà questo Paese non l’ha dato. Perchè la serietà di una nazione non è soltanto fatta dagli atteggiamenti dei singoli cittadini ma anzi, la componente maggiore la fa lo Stato, che dovrebbe dare il buon esempio. E sulla serietà la prova è magra, desolante.

Ci sentiamo bistrattati da queste scelte, ci sentiamo più poveri, meno sicuri, meno forti. Siamo come quel pezzo di carne in attesa di essere battuta dal macete del macellaio. È l’unica cosa più simile che ci viene in mente. Adesso.